L’ateismo è una fra le posizioni più difficili da sostenere da parte di una persona. Questo non perché non si sia sufficientemente arguti o acculturati per sostenere la propria posizione ma piuttosto perché la società che ci criconda è completamente imbevuta di religione.
Molto spesso non ci rende nemmeno conto di quanto a volte la libertà di espressione possa essere limitata anche indirettamente. Sarebbe un bene per tutti se tale diritto esistesse e fosse ad appannaggio di ognuno di noi ma purtroppo non è così. Ciononostante la libertà di religione sembra essere sacrosanta e inviolabile. Non importa se uno è un ebreo in uno stato a maggioranza cristiana piuttosto che protestante o buddista. La sua libertà di religione non deve essere mai violata e nel momento in cui una persona offende il credo di chiunque altro è indistintamente attaccato da autorità e gente comune. La mia domanda è: perché? Se io sono liberista oppure comunista perché le mie idee non possono godere della stessa immunità di cui gode la religione?
Recentemente ho finito di leggere uno fra i libri più illuminanti della mia vita: un saggio inglese scritto da Richard Dawkins dal titolo “The god Delusion”, “L’illusione di Dio” in Italiano.
Il primo capitolo del libro tratta proprio del problema che ho pocanzi introdotto, ovvero la posizione di superiorità di cui la religione gode rispetto a tutte le altre idee: credo politico, credo filosofico, credo scientifico. E, pensandoci bene, mi rendo conto che si tratta di un problema assolutamente attuale.
In fin dai conti perché dedicare alla religione un piedistallo così sopraelevato rispetto alle altre idee?
Esemplificando ci si potrebbe immaginare una situazione abbastanza comune. Due persone iniziano a parlare di politica. Ognuna espone all’altra i propri principi e le proprie idee circa l’economia, la giustizia, la società ed ognuna tenta di far prevalere le proprie idee su quelle dell’altra argomentando con giudizio ciascuna delle sue tesi; ipotizziamo anche che vengano mosse delle critiche anche abbastanza aspre nei confronti della tesi avversaria. Molto probabilmente nessuno dei due cambierà idea dopo tale dialogo ma ne uscirà comuque arricchito culturalmente. E soprattutto senza conseguenze negative a suo carico.
Ora tentiamo di fare una trasposizione cambiando argomento. Due persone iniziano a parlare di religione. Finché la conversazione rimane sui termini teologici probabilmente non ci sarà molta differenza rispetto alle due persone di prima. Però, nel momento in cui una delle due afferma (ipotizzando che i due interlocutori facciano parte di culti rivelati) “Il tuo testo sacro è falso e bugiardo” ecco scattare qualcosa di meraviglioso: l’indignazione monta implacabile così da parte di colui che riceve la critica così come anche da parte di chi potrebbe assistere al dibattito.
Di situazioni così se ne sono viste un infinità ma vorrei portare un esempio particolarmente calzante: le vignette satiriche su maometto pubblicate qualche anno fa in Olanda. Indignazione pubblica, scuse da parte delle autorità e da parte anche di coloro che non avevano fatto nulla; successe un disastro (nel vero senso del termine considerando che alcuni estremisti mussulmani si ritennero autorizzati a bruciare edifici pubblici e bandiere olandesi).
Povero Forattini!
Pesate cosa succederebbe se ogni volta che si dovesse fare una vignetta su Veltroni o Berlusconi accadesse qualcosa di simile. Però qualcosa di simile non può succedere. Perché? Perché la religione è intoccabile mentre la politica non lo è.
In conclusione posso dire solo questo: dal mio punto di vista è assurdo dividere la libertà di espressione dalla libertà di religione (la nostra Costituzione sancisce la differenza fra le “opinioni politiche” e le “condizioni personali e sociali” rispetto alla religione nell’Articolo 3 comma 1). Entrambe le libertà devono godere di pari dignità ed esattamente come posso permettermi di criticare le posizioni politiche di una persona senza conseguenze allo stesso modo deve essermi consentito di criticare le posizioni religiose.
Alla prossima pillola.

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