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John Von Neumann, uno dei padri della teoria dei giochi

Jhon Von Neumann, uno dei padri della teoria dei giochi

Un caso tutto italiano
Mi sono sempre domandato cosa spinga le persone a violare la legge. È forse per provare l’ebbrezza della trasgressione? Può essere per una cattiveria intrinseca delle stesse? È plausibile che sia per una necessità primaria di sopravvivenza?
Tutti questi argomenti e molti altri ancora potrebbero essere validi per spiegare la causa prima della delinquenza e al giorno d’oggi tanti sono portati a credere che la terza che ho nominato possa essere una delle più valide.

Tuttavia, se è così, come ci si spiega che moltissimi politici attuali e passati siano portati, o siano stati portati, a violare la legge soprattutto con reati relativi all’amministrazione della cosa pubblica con tangenti, corruzioni, peculato o altri  simili? Durante tangentopoli ci si sentiva dire molto spesso la classica scusa italiana: “lo fanno tutti, quindi lo faccio anch’io”. Ma ci sarà qualcuno che ha iniziato, giusto? Ci deve essere una causa prima di questo atteggiamento assolutamente non etico ma soprattutto deleterio per le nostre tasche di cittadini.

Dal mio punto di vista la cosa può essere spiegata in maniera rigorosa e scientifica attraverso l’ausilio della teoria dei giochi, una delle branche della matematica che, forse seconda solo all’analisi infinitesimale, ha avuto un effetto immediato nella vita quotidiana di tutti noi.

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Magisteri non sovrapposti
Oltre alle difficoltà oggettive di tentare di mettere in discussione la religione di fronte al muro di invalicabile insindacabilità e immunità di cui gode ingiustificatamente (argomento che ho già affrontato nei precedenti articoli), vi è anche un effetto poco piacevole legato alla “vigliaccheria” di alcuni scienziati ovvero l’argomento dei magisteri non sovrapposti.

Cosa significa “magisteri non sovrapposti”? È un concetto condivisibile o meno che consiste semplicemente in questo: la scienza ha il compito di svelare il come la natura si comporti mentre la religione, e la teologia, ha il compito di svelare il perché.

Quante volte vi è capitato di ascoltare una discussione tra eminenti e illuminate personalità in cui alle domande cosiddette “religiose” gli scienziati affermavano: “Qui entriamo nel campo insondabile dalla scienza e quindi le conviene rivolgere la questione al mio parroco.”?
Perché il parroco e perché non un giardiniere o un salumiere o un avvocato? Perché questo rispetto immeritato verso la teologia?

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Lo sapevate che il gatto di Schrödinger poteva essere sia morto che vivo? Non sto scherzando; Erwin Rudolf Josef Alexander Schrödinger, colui che potremmo definire uno dei padri fondatori della meccanica quantistica, per esemplificare le possibilità che il mondo quantico da a disposizione nel mondo macroscopico definì proprio il cosiddetto “paradosso del gatto di Schrödinger”.
Il paradosso recita così: “Si rinchiuda un gatto in una scatola d’acciaio insieme con la seguente macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilità d’essere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore Geiger si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegra, ma anche in modo parimenti verosimile nessuno; se ciò succede, allora il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro.”
Ora rispondete a questa domanda: il gatto è vivo o è morto dopo un ora in cui si è lasciato a se stante il sistema?
Il buon senso ci spingerebbe a rispondere che il gatto è o vivo o morto e uno dei due stati esclude l’altro. Bene, secondo la meccanica quantistica, nel momento in cui chiudiamo la scatola il gatto è “vivo e morto”.
Questo non perché ci sia un trucco nella scatola che ci permette di giungere a questo risultato ma per un principio base della fisica quantistica conosciuto come sovrapposizione di stati.
Tale principio afferma pressapoco quanto segue: nel momento in cui si sospende l’osservazione di un sistema (dove per osservazione si intende ogni forma di interazione con l’esterno) ciascuno degli stati che può assumere il sistema è assunto contemporaneamente a tutti gli altri.
È proprio questo il principio che diede la luce all’idea dei computer quantistici, queste macchine esoteriche che dovrebbero cambiare completamente il nostro modo di intendere l’informatica. Tuttavia se i computer quantistici potessero risolvere tutte le classi di problemi esistenti il nostro mondo sarebbe molto diverso: potremmo chiedere loro di individuare delle regolarità nel mercato azionario, o dei dati meteorologici, o dell’attività cerebrale.
Sarebbe possibile far estinguere i matematici perché si potrebbe loro richiedere di valutare ogni possibile dimostrazione e confutazione di congetture, diciamo di un miliardo di simboli, e valutarne la correttezza.
Molto probabilmente se avessimo la possibilità di costruire delle simili macchine potremmo già vedere negli scaffali dei nostri negozi i motori a curvatura o gli scudi antigravitazionali.
La realtà è molto diversa ed è la seguente: i computer quantistici sono in grado di risolvere una determinata classe di problemi in maniera molto efficiente e sono anche in grado di risolvere tutti i problemi che i computer classici sanno risolvere anche con una maggiore velocità, ma non saranno mai in grado di risolvere tutti i problemi esistenti.
Ma partiamo dall’inizio: cos’è un computer quantistico?

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Oggi ero seriamente intenzionato a scrivere un post sui computer quantistici. La giornata è lunga e non escludo di riuscirci in ogni caso.

Però mi è arrivata una bella notizia proprio mezz’ora fa: ho ricevuto una raccomandata davvero liberatoria dalla parrocchia della mia città in cui, dopo quindici giorni circa di attesa, ho avuto la conferma di non essere più facente parte della “Chiesa cattolica Apostolica e Romana” sia da un punto di vista giuridico che civile, nonostante “per la Chiesa cattolica il sacramento del Battesimo conferisce uno status personale ed ineledibile”.

Ma veniamo alla spiegazione di questa pratica che molto probabilmente pochi conosceranno. Grazie alla frequentazione del sito dell’ Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (di cui nell’elenco dei miei “Siti Esterni” c’è il link) sono venuto a conoscenza della possibilità di eliminare completamente, in termini civili e giuridici, la mia appartenenza alla religione cattolica attraverso una pratica detta Sbattezzo.

Essa non è un rito celtico o mistico, ma un atto formale attraverso il quale si richiede al parroco della propria parrocchia di aggiungere una annotazione che indica che l’interessato “ha manifestato la volontà di non far più parte della Chiesa cattolica”.

Se a qualcuno interessasse questo è il link dell’UAAR per ottenere tutte le informazioni necessarie.

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Come può un intero popolo di una o più nazioni essere unitamente e totalmente propenso ad un determinato tipo di comportamento? Perché certe nazioni sembrano convivere senza problemi con la corruzione e con la malavita mentre altre le tengono a distanza con tutte le forze possibili? Quale è la ragione che conduce la gente ad accettare un regime totalitario rinunciando alla propria libertà (oltre che la disperazione)?

Montesquieu ci insegna che ogni nazione è dotato di uno spirito ad essa intrinseco per la qual cosa ogni riforma rivelatasi eccelsa in un territorio potrebbe risultare devastante in un altro.

Questo era definito lo spirito delle leggi ed era una giustificazione più che plausibile per spiegare perché un modello moderno di uno stato poteva essere incompatibile con un altro.

Oggi però voglio introdurre un concetto molto più sofisticato e più adatto per spiegare i fenomeni che ho citato nell’introduzione che rappresenta, se sarà verificato come corretto, uno strumento di analisi antropologica infinitamente più potente dello spirito delle leggi. Tale concetto è quello di meme.
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Quando si parla di religione non si può fare a meno di citare alcune personalità particolarmente rilevanti o perché ricalcano alla perfezione il nostro personale credo oppure, molto più semplicemente, perché a tutti risulta più facile credere qualcosa se quella stessa cosa è stata affermata in passato da personaggi significativamente autorevoli.

Celeberrime diventano poi nella storia le affermazioni degli scienziati famosi a proposito di Dio.

Chi non ha mai sentito il “Dio non gioca a dadi” oppure il “Dio è sottile ma non malizioso” oppure il “Dio aveva scelta quando creò l’universo?” di Einstein? Altrimenti, per chi è appassionato di astrofisica e abbia letto Stephen Hawking, che dire dell’affermazione sinteticamente esposta “Se conoscessimo la teoria del tutto potremmo guardare dentro la mente di Dio”?

Einstein e Hawking furono deisti o teisti? No di certo, e a conferma di quanto qui affermato porto un altra citazione di Einstein non altrettanto conosciuta quanto le precedenti:

“L’idea di un Dio personale mi è del tutto estranea e mi sembra anche ingenua.”

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È proprio vero che ascoltando gli anziani si imparano tante cose. Non solo perché posseggono un bagaglio di competenze ed esperienze che farebbe invidia livida a qualunque altro giovane, ma anche perché in loro si possono valutare gli effetti di trasformazioni storiche che sono in atto da molto più tempo che dall’inizio della nostra vita.

Ieri sera, per esempio, mi è capitato di avere una dicussione con mio nonno. Io adoro dibattere e sostenere le mie tesi e in questo caso, come in tanti altri, ho potuto verificare alcune cose davvero interessanti per ottenere un quadro più ampio della situazione attuale della società italiana.

L’argomento non era dei più semplici; era la politica. Devo sinceramente ammettere che molto spesso mi trovo in imabarazzo quando discuto di politica con qualcuno che ha molti più anni di me; il motivo principale di tale atteggiamento è la mia inevitabile mancanza di esperienza. Se voglio discutere della politica attuale non posso tralasciare gli anni di piombo, non posso tralasciare tangentopoli e non posso nemmeno tralasciare altri periodi particolarmente importanti; sebbene possa documentarmi su libri e internet sono ad ogni modo destinato a rimanere ignorante rispetto a chi quei periodi li ha vissuti.

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