È proprio vero che ascoltando gli anziani si imparano tante cose. Non solo perché posseggono un bagaglio di competenze ed esperienze che farebbe invidia livida a qualunque altro giovane, ma anche perché in loro si possono valutare gli effetti di trasformazioni storiche che sono in atto da molto più tempo che dall’inizio della nostra vita.
Ieri sera, per esempio, mi è capitato di avere una dicussione con mio nonno. Io adoro dibattere e sostenere le mie tesi e in questo caso, come in tanti altri, ho potuto verificare alcune cose davvero interessanti per ottenere un quadro più ampio della situazione attuale della società italiana.
L’argomento non era dei più semplici; era la politica. Devo sinceramente ammettere che molto spesso mi trovo in imabarazzo quando discuto di politica con qualcuno che ha molti più anni di me; il motivo principale di tale atteggiamento è la mia inevitabile mancanza di esperienza. Se voglio discutere della politica attuale non posso tralasciare gli anni di piombo, non posso tralasciare tangentopoli e non posso nemmeno tralasciare altri periodi particolarmente importanti; sebbene possa documentarmi su libri e internet sono ad ogni modo destinato a rimanere ignorante rispetto a chi quei periodi li ha vissuti.
Se però c’è un argomento di cui posso discutere è il cosiddetto “berlusconismo” ovvero quel modo di atteggiarsi alla politica e alla società ormai diventato contraddistintivo dell’Italia; questo perché gli anni dei governi Berlusconi li ho vissuti sulla mia pelle (continuando a viverli) e soprattutto perché ho avuto il privilegio di mettere le mani su alcuni articoli e libri di eminentissimi autori quali Biagi, Montanelli e discepoli (primo fra tutti Marco Travaglio).
Facciamo un analisi schematica di quanto sono riuscito a ricavare da quella interessante conversazione.
L’argomento dei comunisti
Ormai la parola “comunista” ha perso il suo significato Marxista originario. Per la maggior parte delle persone essere comunista non è essere appartenente ad un partito politico di sinistra oppure essere promotori di un tipo di economia (secondo il parere di chi scrive assolutamente inadatto) basato sull’abolizione della proprietà privata.
Essa è diventata un insulto al pari di “cafone”, “imbecille”, “deficente” ecc…ecc… ed è un atteggiamento che è tanto abusato dagli adulti, quanto dai giovani (per riflesso dell’atteggiamento dei genitori).
Tale comportamento è assolutamente ingiustificato ed è conseguenza diretta del “berlusconismo”. Ogni posizione politica ed economica ha la stessa identica dignità di tutte le altre opinioni e non è ammissibile farla diventare “arma di distrazione di massa” per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica.
Dal mio punto di vista è assurdo continuare a parlare di comunismo al giorno d’oggi (e questa è una mia considerazione personale). Con la caduta del muro di Berlino c’è stato lo schiacciamento della Russia che rappresentava (ma che non era rappresentativa) del comunismo inteso come ideologia politica. La configurazione unipolare del mondo, imbevutosi del capitalismo, ha eliminato ogni altra possibile affermazione (fino ad oggi) di alternativi tipi di economia e quindi parlare ai giorni nostri di comunismo è quasi anacronistico.
La mutua esclusione di idee
Perché se assumo una posizione di critica nei confronti del governo devo essere considerato sempre appartenente all’opposizione? Perché non posso avere una mia opinione senza essere etichettato “fascista” oppure “comunista”?
Dopo qualche anno di incoscienza, in cui mi consideravo filo-comunista, ormai mi sono reso conto che la realtà delle cose è profondamente diversa. Credo infatti che l’unico vero tipo di economia sostenibile con la natura umana, anche per motivi scientifici ed evoluzionistici, sia il liberismo. Ora con orgoglio urlo al mondo intero di essere un liberale e liberista. E ciononostante continua ad essermi affibiato il nomignolo di “comunista”, “eversivo”, “prodiano” ecc…ecc…
Questo per quale motivo? Perché continuo a muovere critiche nei confronti degli attuali e dei passati provvedimenti adottati dal governo Berlusconi in materia di giustizia (una cosa molto simile successe anche a Montanelli, che fu definito addirittura “comunista” dall’attuale presidente del consiglio. Una definizione che fu considerata un insulto da parte del grande Indro).
“Chi non è con me è contro di me!” Questa frase è la summa massima che il berlusconismo ha trasmesso, come un virus infettivo, nella mente degli italiani. Una frase che non è difficile verificare da chi fu pronunciata nel 1924. Una frase che dovrebbe indignare ogni sostenitore del libero pensiero.
Legittimazione e menefreghismo
In ultimo vorrei osservare alcuni aspetti che mi hanno fatto sinceramente inorridire. Degli aspetti che per un cittadino Italiano dovrebbero essere insopportabili quanto l’abnegazione al fascismo.
“Non importa cosa puoi dire. Non importa se si sta sistemando le sue cose. Lo ha votato la maggioranza degli italiani. Può fare quello che vuole”.
Questo è un affronto all’intelligenza umana. Non è possibile che ci siano delle persone che credano ancora che in una repubblica democratica ogni cittadino al momento del voto rinunci a tutti i propri diritti per trasferli nelle mani di unico grande Leviatano. Questo poteva avvenire in passato e poteva essere teorizzato da Hobbes. Ma adesso siamo nella Repubblica Italiana ed è il popolo ad essere sovrano. Non è ammissibile che una persona sfrutti la propria posizione per risolvere i propri problemi. Questo è un malcostume che deve essere eliminato per sempre.
“Cosa mi interessa se fa delle leggi che servono a lui. L’importante è che tra quelle cose faccia anche le cose che servono a noi.”
Anche in questo esempio ritorno al discorso di prima. Le cariche istituzionali sono dipendenti del popolo italiano. Non devono assolutamente fare delle cose che interessano a loro. Devono solo ed esclusivamente pensare alla collettività e agli interessi dei cittadini. È mia opinione infatti che fare politca non è un privilegio, dovrebbe essere un sacrificio che consiste nel mettere a disposizione la propria intelligenza e le proprie capacità per servire il proprio paese; ogni interesse personale deve essere accantonato nel momento stesso in cui una persona decide di “scendere in campo”.
“Ha falsificato i bilanci? Ha corrotto i giudici per ottenere delle sentenze a suo favore? E chi se ne frega! Sono cose che fanno tutti ed esistono cose molto più gravi a cui pensare come la violenza sulle strade o degli assassini che tornano in circolazione!”
Ora, non voglio sembrare un ipocrita e non voglio sminuire la gravità di questioni come la violenza o gli omicidi. Tuttavia finché crediamo che il fatto che la nostra società versi in uno stato di lobotomia e apatia assoluta non dipenda per niente dal presidente del consiglio che pensa solo (o pensava) agli affari suoi, questa è una faccenda estremamente grave.
Come si può pretendere che una persona disposta a scendere a simili nefandezze sia adatta a guidare un paese? Come si può credere che ciò che fa un autorità tentando di risolvere i propri guai non incida minimamente sulla vita della collettività?
La spiegazione è molto semplice dal mio punto di vista. Finché è quella stessa autorità a filtrare le notizie e i valori che giungono agli Italiani attraverso la televisione è ovvio che la percezione della realtà risulti irrimediabilmente distorta.
Per questo motivo ho fame di informazione.

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