Oggi ero seriamente intenzionato a scrivere un post sui computer quantistici. La giornata è lunga e non escludo di riuscirci in ogni caso.
Però mi è arrivata una bella notizia proprio mezz’ora fa: ho ricevuto una raccomandata davvero liberatoria dalla parrocchia della mia città in cui, dopo quindici giorni circa di attesa, ho avuto la conferma di non essere più facente parte della “Chiesa cattolica Apostolica e Romana” sia da un punto di vista giuridico che civile, nonostante “per la Chiesa cattolica il sacramento del Battesimo conferisce uno status personale ed ineledibile”.
Ma veniamo alla spiegazione di questa pratica che molto probabilmente pochi conosceranno. Grazie alla frequentazione del sito dell’ Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (di cui nell’elenco dei miei “Siti Esterni” c’è il link) sono venuto a conoscenza della possibilità di eliminare completamente, in termini civili e giuridici, la mia appartenenza alla religione cattolica attraverso una pratica detta Sbattezzo.
Essa non è un rito celtico o mistico, ma un atto formale attraverso il quale si richiede al parroco della propria parrocchia di aggiungere una annotazione che indica che l’interessato “ha manifestato la volontà di non far più parte della Chiesa cattolica”.
Se a qualcuno interessasse questo è il link dell’UAAR per ottenere tutte le informazioni necessarie.
Ecco il contenuto del Decreto dell’Ordinario diocesano che ha dato l’autorizzazione al parroco di “sbattezzarmi”:
“PREMESSO CHE:
per la Chiesa cattolica il sacramento del Battesimo conferisce uno status personale ed indelebile;
la relativa annotazione negli appositi registri documenta un fatto storico, che come tale non può essere cancellato; [ciononostante è possibile aggiungere informazioni, come la possibilità di rendere atto di non riconoscersi nella fede interessata nda]
la Chiesa cattolica, ordinamento giuridico indipendente e autonomo del proprio ordine, ha il diritto nativo e proprio di acquisire, conservare e utilizzare per i propri fini istituzionali i dati relativi alle persone dei fedeli, agli enti ecclesiastici e alle aggregazioni ecclesiali; [giro di parole per dire che è loro intenzione scomunicarmi, pur non rendendosi conto che è proprio ciò che desidero nda]
CONSIDERATO CHE
le premesse sinteticamente richiamate hanno trovato conferma anche in pronunce del Garante per la protezione dei dati personali nelle quali è chiaramente riaffermato il pieno diritto della Chiesa cattolica alla tenuta dei registri battezzati, in piena ottemperanza del decreto legislativo n. 196/2003;
VISTO
l’art. 2 §7 del decreto generale della Conferenza Episcopale Italiana del 30 Ottobre 1999 recante “Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e riservatezza” [ed ecco finalmente, a seguito, la liberazione, e la comunicazione formale nda],
TI AUTORIZZO
ad apporre a margine dell’atto di battesimo del Signor Francesco BURATO, ai sensi e per gli effetti della vigente normativa canonica, la seguente affermazione: “in forza del Decreto dell’Ordinamento diocesano, prot. xxx/xx del 8 luglio 2008, si annota che Francesco BURATO ha amnifestato la volontà di non far più parte della Chiesa cattolica”.
Si fa presente che l’annotazione di cui sopra comporta per l’interssato le seguenti conseguenze di ordine canonico:
- esclusione dai sacramenti (cf. can. 843);
- esclusione dall’incarico di padrino (cf. cann. 874 § 1, 3° e 893 §1);
- esenzione dall’obbligo della forma canonica per il matrimonio (cf can. 1117);
- necessità della licenza dell’Ordinario del luogo per l’ammissione al matrimonio canonico (cf. can. 1071 § 1, 4°)
- privazione delle esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di pentimento (cf. can. 1184 § 1,1°).”
Leggerezza, senso di liberazione. Ecco quali sono state le mie sensazioni non appena ho letto questa importante missiva. Liberazione dovuta al fatto per gli articoli nn. 1267 e 1269 del catechismo il battesimo «incorpora alla Chiesa» e «il battezzato non appartiene più a se stesso […] perciò è chiamato […] a essere «obbediente» e «sottomesso» ai capi della Chiesa». Quindi ora non appartengo più a nessuno, se non a me stesso. Leggerezza perché ora posso finalmente (anche giuridiamente e civilmente) dichiarare di non professare alcuna religione, elidendo quel po’ di ipocrisia che ancora non potevo cancellare se non tramite questo atto.
Ho sorriso dopo aver finito di leggere la raccomandata. Sono felice e orgoglioso di quello che ho fatto. Sicuramente il mio gesto di indipendenza avrà delle conseguenze e dovrò sostenere in tutti i modi possibili la sostanziale differenza esistente tra me e chi crede in qualcosa che nega la libertà di pensiero immobilizzando la ragione e l’intelletto con preconcetti e dogmi. Perlomeno però potrò godermi la mia apostasia, non nascondendo una certa soddisfazione, e la relativa scomunica latae sententiae.

1 comment
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Luglio 17, 2008 a 11:21 am
Matteo
Anch’io ho fatto la tua stessa scelta e ho avuto la tua stessa reazione nel ricevere la lettera della curia arcivescovile… un senso di libertà immediata, come se mi avessero tolto un macigno dalla schiena !
anch’io mi sono appoggiato all’UAAR per la pratica e sono molto contento di averlo fatto, lo consiglio a tutti !!!
Sono le piccole soddisfazioni della vita (e mica tanto piccole !!! visto che molti sono morti per ottenere lo stesso risultato che noi otteniamo con una racc. A/R !!!)