Magisteri non sovrapposti
Oltre alle difficoltà oggettive di tentare di mettere in discussione la religione di fronte al muro di invalicabile insindacabilità e immunità di cui gode ingiustificatamente (argomento che ho già affrontato nei precedenti articoli), vi è anche un effetto poco piacevole legato alla “vigliaccheria” di alcuni scienziati ovvero l’argomento dei magisteri non sovrapposti.

Cosa significa “magisteri non sovrapposti”? È un concetto condivisibile o meno che consiste semplicemente in questo: la scienza ha il compito di svelare il come la natura si comporti mentre la religione, e la teologia, ha il compito di svelare il perché.

Quante volte vi è capitato di ascoltare una discussione tra eminenti e illuminate personalità in cui alle domande cosiddette “religiose” gli scienziati affermavano: “Qui entriamo nel campo insondabile dalla scienza e quindi le conviene rivolgere la questione al mio parroco.”?
Perché il parroco e perché non un giardiniere o un salumiere o un avvocato? Perché questo rispetto immeritato verso la teologia?


In profondità della questione c’è proprio l’argomentazione dei magisteri non sovrapposti: la scienza non ha il minimo diritto di andare a ficcare il naso nelle questioni religiose e la religione non ha il minimo diritto di andare a ficcare il naso in quelle scientifiche.
Personalmente ritengo questo atteggiamento una deboscia indegna di ogni pensiero scientifico o definibile tale. Per alcune motivazioni davvero semplici.

Innanzitutto qualcuno risponda ad alcune di queste domande: perché gli unicorni sono cavi? Qual’è il colore dell’astrazione? Qual’è l’odore della speranza? Ovviamente sarebbe alquanto difficile trovare una risposta diversa da “la domanda è priva di fondamento logico” nonostante grammaticalmente si tratti di domande ineccepibili.
Giriamo la questione: chi lo dice che domande come “Perché esistiamo?” o “Da dove veniamo?” dovrebbero essere logicamente corrette? Sebbene lo siano da un punto di vista grammaticale chi mi può confermare che non siano in realtà delle illogicità incommensurabili e quindi indegne di essere studiate da “discipline” come la teologia?

Seconda questione; perché le domande religiose non possono essere affrontate di petto con il raziocinio e la scienza? Se io pongo le seguenti questioni: “Gesù resuscitò Lazzaro?” oppure “È possibile il concepimento da parte di una vergine?” chi può affermare che non siano domande scientifiche?! Si tratta di questioni empiriche, sperimentali, che è possibile verificare. Chiunque, ogni oltre ragionevole dubbio, alla domanda “Può la passata di pomodoro resuscitare una persona?” può rispondere con assoluta certezza “No perché le persone dopo la morte non possono resuscitare”. Non si tratta di cattiveria o di accanimento ma di semplice buon senso. Non abbiamo mai avuto la prova sperimentale che la passata di pomodoro, o qualunque altra cosa, possa resuscitare una persone e allo stesso modo possiamo concludere (in base alle conoscenze attuali) che nessuno possa resuscitare.

Terza questione: se le domande “religiose” sono di carattere scientifico, perché la teologia dovrebbe avere maggior diritto della scienza di rispondere? Dal mio punto di vista è una cortesia inimmaginabile che gli studiosi concedono ai teologi che è molto bene espressa dalle parole di Richard Dawkins, i cui libri ispirano tutti i miei post sull’ateismo: “…siccome i teologi non hanno nulla di utile da dire in merito a nulla, diamo loro un contentino e lasciamo che se la vedano con due o tre quesiti  cui nessuno può e forse potrà mai rispondere”. Una frase di una sintesi e di una chiarezza sublime secondo l’opinione di chi scrive.

Infine vorrei portare un ultimo esempio che secondo la mentalità comune italiana è forse il più efficiente per etichettare l’idea dei magisteri non sovrapposti come vigliaccamente insostenibile: “se gli altri non lo fanno allora non lo faccio nemmeno io”. Scena ipotetica: un recente studio dimostra che le preghiere non hanno il minimo effetto, nemmeno quello placebo, sulla salute dei malati. Reazione della religione “Lo studio è inutile perché non dimostra nulla da un punto di vista spirituale”. Capovolgiamo la scena: un recente studio dimostra che le preghiere riescono a curare il cancro. Ve la immaginate la curia romana che risponde come nella scena precedente? Non prendiamoci in giro. La reazione sarà “Ecco avete visto?! Anche la scienza sostiene quello che noi affermiamo da secoli!”.
Ora, scusate la franchezza e la spietatezza, ma se la religione ha il diritto di porre delle osservazioni sugli studi scientifici perché la scienza non ha il diritto di porre osservazioni sugli “studi” teologici?
Vi lascio con le parole di Thomas Jefferson: “Non c’è posto per una cattedra di teologia nelle nostre istituzioni”.
Alla prossima pillola.