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Magisteri non sovrapposti
Oltre alle difficoltà oggettive di tentare di mettere in discussione la religione di fronte al muro di invalicabile insindacabilità e immunità di cui gode ingiustificatamente (argomento che ho già affrontato nei precedenti articoli), vi è anche un effetto poco piacevole legato alla “vigliaccheria” di alcuni scienziati ovvero l’argomento dei magisteri non sovrapposti.

Cosa significa “magisteri non sovrapposti”? È un concetto condivisibile o meno che consiste semplicemente in questo: la scienza ha il compito di svelare il come la natura si comporti mentre la religione, e la teologia, ha il compito di svelare il perché.

Quante volte vi è capitato di ascoltare una discussione tra eminenti e illuminate personalità in cui alle domande cosiddette “religiose” gli scienziati affermavano: “Qui entriamo nel campo insondabile dalla scienza e quindi le conviene rivolgere la questione al mio parroco.”?
Perché il parroco e perché non un giardiniere o un salumiere o un avvocato? Perché questo rispetto immeritato verso la teologia?

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Come può un intero popolo di una o più nazioni essere unitamente e totalmente propenso ad un determinato tipo di comportamento? Perché certe nazioni sembrano convivere senza problemi con la corruzione e con la malavita mentre altre le tengono a distanza con tutte le forze possibili? Quale è la ragione che conduce la gente ad accettare un regime totalitario rinunciando alla propria libertà (oltre che la disperazione)?

Montesquieu ci insegna che ogni nazione è dotato di uno spirito ad essa intrinseco per la qual cosa ogni riforma rivelatasi eccelsa in un territorio potrebbe risultare devastante in un altro.

Questo era definito lo spirito delle leggi ed era una giustificazione più che plausibile per spiegare perché un modello moderno di uno stato poteva essere incompatibile con un altro.

Oggi però voglio introdurre un concetto molto più sofisticato e più adatto per spiegare i fenomeni che ho citato nell’introduzione che rappresenta, se sarà verificato come corretto, uno strumento di analisi antropologica infinitamente più potente dello spirito delle leggi. Tale concetto è quello di meme.
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Quando si parla di religione non si può fare a meno di citare alcune personalità particolarmente rilevanti o perché ricalcano alla perfezione il nostro personale credo oppure, molto più semplicemente, perché a tutti risulta più facile credere qualcosa se quella stessa cosa è stata affermata in passato da personaggi significativamente autorevoli.

Celeberrime diventano poi nella storia le affermazioni degli scienziati famosi a proposito di Dio.

Chi non ha mai sentito il “Dio non gioca a dadi” oppure il “Dio è sottile ma non malizioso” oppure il “Dio aveva scelta quando creò l’universo?” di Einstein? Altrimenti, per chi è appassionato di astrofisica e abbia letto Stephen Hawking, che dire dell’affermazione sinteticamente esposta “Se conoscessimo la teoria del tutto potremmo guardare dentro la mente di Dio”?

Einstein e Hawking furono deisti o teisti? No di certo, e a conferma di quanto qui affermato porto un altra citazione di Einstein non altrettanto conosciuta quanto le precedenti:

“L’idea di un Dio personale mi è del tutto estranea e mi sembra anche ingenua.”

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L’ateismo è una fra le posizioni più difficili da sostenere da parte di una persona. Questo non perché non si sia sufficientemente arguti o acculturati per sostenere la propria posizione ma piuttosto perché la società che ci criconda è completamente imbevuta di religione.

Molto spesso non ci rende nemmeno conto di quanto a volte la libertà di espressione possa essere limitata anche indirettamente. Sarebbe un bene per tutti se tale diritto esistesse e fosse ad appannaggio di ognuno di noi ma purtroppo non è così. Ciononostante la libertà di religione sembra essere sacrosanta e inviolabile. Non importa se uno è un ebreo in uno stato a maggioranza cristiana piuttosto che protestante o buddista. La sua libertà di religione non deve essere mai violata e nel momento in cui una persona offende il credo di chiunque altro è indistintamente attaccato da autorità e gente comune. La mia domanda è: perché? Se io sono liberista oppure comunista perché le mie idee non possono godere della stessa immunità di cui gode la religione?

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Ogni secondo nel mondo vengono creati non so quanti blog. Persone che desiderano acquistare un po’ di notorietà; persone che vogliono informare; persone che vogliono solamente avere un diario multimediale e, perché no, anche bello da vedere.

Il mio fine è quello di avere un diario pubblico, consultabile da tutti, in cui accumulare tutti i pensieri che maturo durante i giorni che passano impacabili; un po’, lo ammetto, per alimentare pervicacemente il mio ego, ma soprattutto per maturare la speranza, forse lontana, di non essere l’unico a vivere la vita in un determinato modo.

Vorrei credere che ci siano in giro altre persone come me che amino la verità, la libertà, la cultura, la scienza, la tecnologia, la logica, la giustizia e il cosmopolitismo e di non essere semplicemente circondato da buoi cechi che non riescono ad andare oltre il bigottismo, il pregiudizio, l’apriorismo, e il conservatorismo.

Per questo ho scelto come titolo Aseptic; per evidenziare che in questo blog si parlerà (almeno, solo da parte mia) solo con razionalità asettica, priva di ogni pregiudizio e di ogni inquinamento; si parlerà solo di argomenti che abbiano una base di fatti verificabili e accessibili e non di sofismi argomentati sulla base di conoscenze inesistenti.

Ad ogni modo non nego di avere delle debolezze, delle posizioni assolutamente opinabili che tutti hanno il diritto di giudicare e criticare.

Si parlerà anche di tecnologia, di scienza, di scuola, di politica e di tanti altri argomenti che al momento non posso scrivere in una semplice pagina web.

Spero di riuscire nel mio intento di illuminare me stesso e gli altri con un sano scambio reciproco di idee e posizioni. Spero di avere un piccolo lume in mano con il quale stralciare il velo di tenebre che circonda quest’epoca.